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Seconda casa: quali tasse si pagano nel 2026?

  • Immagine del redattore: Nicolas Lall
    Nicolas Lall
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Seconda casa: quali tasse si pagano nel 2026?

Seconda casa: quali tasse si pagano nel 2026?

Possedere una seconda casa può rappresentare un investimento, una soluzione per le vacanze oppure un patrimonio da mettere a reddito.

Rispetto all’abitazione principale, però, comporta generalmente maggiori costi fiscali. Le imposte cambiano in base al Comune, all’utilizzo dell’immobile e all’eventuale presenza di un contratto di locazione.

Vediamo quali sono le principali tasse sulla seconda casa nel 2026.


IMU sulla seconda casa

L’IMU è normalmente dovuta sugli immobili che non costituiscono l’abitazione principale del proprietario.

L’importo viene determinato considerando:

  • rendita catastale;

  • rivalutazione prevista dalla legge;

  • categoria catastale;

  • quota e mesi di possesso;

  • aliquota deliberata dal Comune.


Due case con caratteristiche simili possono quindi avere un’IMU differente se si trovano in Comuni diversi.


Il pagamento avviene generalmente in due momenti:

  • acconto entro il 16 giugno;

  • saldo entro il 16 dicembre.

È possibile anche versare l’intero importo entro il termine previsto per l’acconto.

Prima di effettuare il calcolo è sempre consigliabile controllare l’aliquota pubblicata dal Comune in cui si trova l’immobile.


Seconda casa e IRPEF

Il pagamento dell’IMU sostituisce generalmente l’IRPEF sul reddito catastale degli immobili non locati.

Esiste però un’eccezione importante: quando la seconda abitazione non è affittata e si trova nello stesso Comune dell’abitazione principale, una parte della relativa rendita può concorrere alla formazione del reddito imponibile IRPEF.

La situazione deve essere verificata in sede di dichiarazione dei redditi, soprattutto quando il proprietario possiede più immobili.


Se la seconda casa viene affittata

Quando l’immobile viene concesso in locazione, il proprietario deve dichiarare i canoni ricevuti.

In genere è possibile scegliere tra due regimi fiscali.


Tassazione ordinaria

Il reddito della locazione viene sommato agli altri redditi del proprietario e tassato applicando le aliquote IRPEF previste per il suo scaglione.


Cedolare secca

In presenza dei requisiti, il proprietario può scegliere la cedolare secca:

  • 21% per i contratti abitativi a canone libero;

  • 10% per determinati contratti a canone concordato.

La cedolare sostituisce l’IRPEF e le relative addizionali sul canone. Durante l’applicazione del regime non sono inoltre dovute l’imposta di registro e l’imposta di bollo sul contratto.


La scelta più conveniente dipende dal reddito complessivo, dal tipo di contratto e dalle eventuali deduzioni disponibili.


Tassazione degli affitti brevi

Per le locazioni di durata non superiore a 30 giorni valgono regole specifiche.

La cedolare secca è applicata:

  • al 21% sui redditi derivanti da un immobile scelto dal proprietario;

  • al 26% sui redditi relativi all’eventuale secondo appartamento.


Dal periodo d’imposta 2026, il regime delle locazioni brevi non imprenditoriali è limitato a un massimo di due appartamenti. Oltre questa soglia l’attività si presume svolta in forma imprenditoriale, con conseguenti obblighi fiscali e amministrativi.

Prima di avviare un affitto turistico è necessario controllare anche gli adempimenti nazionali, regionali e comunali applicabili.


TARI sulla seconda casa

La TARI finanzia il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Può essere dovuta anche quando la seconda casa viene utilizzata soltanto per brevi periodi. L’importo dipende normalmente da:

  • superficie dell’abitazione;

  • numero degli occupanti;

  • tariffe comunali;

  • modalità di utilizzo.

Alcuni Comuni riconoscono riduzioni per le abitazioni utilizzate stagionalmente o in maniera discontinua. Non si tratta però di un’agevolazione automatica nazionale: occorre consultare il regolamento del Comune e presentare l’eventuale richiesta.


Imposte per acquistare una seconda casa

Chi compra senza usufruire delle agevolazioni “prima casa” sostiene una tassazione più elevata.

Acquisto da un privato

Se la vendita non è soggetta a IVA, sono generalmente dovute:

  • imposta di registro del 9%;

  • imposta ipotecaria di 50 euro;

  • imposta catastale di 50 euro.

Quando ne ricorrono le condizioni, l’imposta di registro può essere calcolata sul valore catastale attraverso il sistema del prezzo-valore.


Acquisto soggetto a IVA

Se l’immobile viene acquistato da un’impresa con vendita soggetta a IVA, l’aliquota è normalmente:

  • 10% per un’abitazione non di lusso;

  • 22% per gli immobili appartenenti alle categorie catastali considerate di lusso.

Alle somme dovute a titolo di IVA si aggiungono le imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa.


Vendita della seconda casa e plusvalenza

Anche la vendita può produrre conseguenze fiscali.

Quando un immobile viene ceduto entro cinque anni dall’acquisto o dalla costruzione, l’eventuale guadagno può essere considerato una plusvalenza imponibile, salvo le eccezioni previste dalla legge.


In sede di rogito il venditore può, quando consentito, richiedere l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza.

Se sono trascorsi più di cinque anni, normalmente la plusvalenza non viene tassata.


Esistono però regole particolari per alcune situazioni, comprese determinate vendite di immobili interessati da interventi Superbonus. La singola operazione deve quindi essere controllata con il notaio o con il consulente fiscale.


Quanto costa realmente mantenere una seconda casa?

Per calcolare il costo annuale non bisogna considerare soltanto l’IMU.

Occorre sommare:

  • TARI;

  • spese condominiali;

  • utenze;

  • assicurazione;

  • manutenzione ordinaria e straordinaria;

  • eventuali imposte sul reddito da locazione;

  • costi di gestione dell’affitto;

  • possibili lavori futuri.

Una valutazione complessiva permette di capire se convenga mantenere l’immobile, affittarlo oppure venderlo.


Stai pensando di vendere una seconda casa?

Prima di decidere è importante analizzare:

  • valore attuale dell’immobile;

  • costi annuali;

  • domanda presente nella zona;

  • eventuale redditività della locazione;

  • documentazione disponibile;

  • possibili conseguenze fiscali della vendita.


Se possiedi una seconda casa in Monza e Brianza, Milano Nord-Est o Bergamo Ovest, puoi richiedere una valutazione personalizzata.

Ti aiuterò a comprendere il corretto valore di mercato e a impostare una strategia di vendita coerente con le caratteristiche dell’immobile.


Contattami per una prima analisi senza impegno.


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